LABORATORI

Il corpo, no mente

da Grotowski* a Decroux,
fino ad arrivare a te

Un racconto di sé fatto di gesti

Il movimento consapevole per un lavoro fra corpo, mente e spirito


(*)
“Non è il teatro che è necessario, ma assolutamente qualcos’altro. Superare le frontiere tra me e te:
arrivare ad incontrarti per non perderti più tra la folla, né tra le parole, né tra le dichiarazioni, né tra idee graziosamente precisate, rinunciare alla paura ed alla vergogna alle quali mi costringono i tuoi occhi appena gli sono accessibile “tutto intero”. Non nascondermi più, essere quello che sono. Almeno qualche minuto, dieci minuti, venti minuti, un’ora. Trovare un luogo dove tale essere in comune sia possibile…”
(Jerzy Grotowski)

Laboratori di consapevolezza e crescita interiore attraverso la pedagogia teatrale. Cerco di osservare il linguaggio artistico del corpo, espresso dai suoi gesti, per tradurli in concetti di vita, creando metafore che raccontano con poesia ed emozione il nostro essere. Un lavoro creativo, giocoso, poetico, adatto a tutti, che predispone ad una lettura interiore, di consapevolezza del proprio modo di essere, tracciando un percorso che va “dal gesto all’anima”, ritrovandosi a vivere uno spazio intimo di senso, con leggerezza ed entusiasmo. Il pensare con i gesti è una metodologia che avvia un percorso di comprensione inusuale, inverso infatti a quello mentale a cui comunemente siamo abituati. Il laboratorio “Il corpo, no mente” è un processo di lavoro in cui prima avviene l’agire e poi il pensare, una modalità che permette di poter osservarsi nello stesso tempo in cui si agisce, spostando cosi l’attenzione sul processo del “come” si fa, anziché sul “cosa” si fa, una sostanziale differenza che aiuta ad una riflessione più efficace, in quanto pratica e non mentale. Il “come” infatti esprime un modo, pone in evidenza quindi un’attenzione e ricerca sulla propria modalità di atteggiamento, mentre il “cosa“ invece è l’oggetto di destinazione, per cui, appunto, è esterno, proietta dunque l’ attenzione a qualcosa fuori da se, distraendo da uno sguardo sul proprio modo di agire, di essere. “Il come raccogliere un fiore può valere più del fiore”, diceva il fondatore del mimo moderno E. Decroux, allo stesso modo “il come faccio qualcosa può valere più del cosa sto facendo”, perché in quel “come” si esprimono sguardi, toni di voce, sfumature in me, che permettono di esprimere la mia dolcezza, la mia gentilezza, sfumature che accarezzano me, l’altro e la vita.

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Laboratori di consapevolezza e crescita interiore attraverso la pedagogia teatrale. Cerco di osservare il linguaggio artistico del corpo, espresso dai suoi gesti, per tradurli in concetti di vita, creando metafore che raccontano con poesia ed emozione il nostro essere. Un lavoro creativo, giocoso, poetico, adatto a tutti, che predispone ad una lettura interiore, di consapevolezza del proprio modo di essere, tracciando un percorso che va “dal gesto all’anima”, ritrovandosi a vivere uno spazio intimo di senso, con leggerezza ed entusiasmo. Il pensare con i gesti è una metodologia che avvia un percorso di comprensione inusuale, inverso infatti a quello mentale a cui comunemente siamo abituati. Il laboratorio “Il corpo, no mente” è un processo di lavoro in cui prima avviene l’agire e poi il pensare, una modalità che permette di poter osservarsi nello stesso tempo in cui si agisce, spostando cosi l’attenzione sul processo del “come” si fa, anziché sul “cosa” si fa, una sostanziale differenza che aiuta ad una riflessione più efficace, in quanto pratica e non mentale. Il “come” infatti esprime un modo, pone in evidenza quindi un’attenzione e ricerca sulla propria modalità di atteggiamento, mentre il “cosa“ invece è l’oggetto di destinazione, per cui, appunto, è esterno, proietta dunque l’ attenzione a qualcosa fuori da se, distraendo da uno sguardo sul proprio modo di agire, di essere. “Il come raccogliere un fiore può valere più del fiore”, diceva il fondatore del mimo moderno E. Decroux, allo stesso modo “il come faccio qualcosa può valere più del cosa sto facendo”, perché in quel “come” si esprimono sguardi, toni di voce, sfumature in me, che permettono di esprimere la mia dolcezza, la mia gentilezza, sfumature che accarezzano me, l’altro e la vita.

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INCONTRI

L’Arte come veicolo

Lì, fra le diverse forme di vita

Un racconto artistico del quotidiano

Una poetica dello sguardo per osservare la vita

INCONTRI

L’Arte come veicolo

Lì, fra le diverse forme di vita

Credo nell’ “arte come veicolo”, come diceva J. Grotwosky, provo cosi ad affrontare tematiche culturali e di vita quotidiana tramite il racconto artistico, che non è fatto di parole ma di vissuto, come la vita. Il palcoscenico, i luoghi sensoriali in natura, i musei e spazi artistici originali, le sale convegnistiche o semplici sale d’incontro e qualsiasi altre tipologie di ambienti, diventano scenari metaforici di senso, sono parte del racconto in cui ambiti diversi, riguardanti la spiritualità, la cultura, la scienza, la natura e la creatività in genere, vengono trattati in forma esperienziale, alternando il fare alle parole, ideando registicamente una comunicazione multidisciplinare, perché possano emergere diverse prospettive della stessa informazione e offrire cosi una nuova modalità di racconto culturale della consapevolezza. Ogni tematica che ha a che fare con gli aspetti quotidiani della vita, custodisce i suoi significati nelle sfumature, nei dettagli del suo racconto, perciò trovo interessante parlare dei dettagli facendo vivere il processo che costituisce ogni linguaggio, il suo “come avviene”, più che la sua forma assunta, perché è in questo “come” che le persone possono seguire gradualmente ciò che accade nel processo delle loro emozioni e nella fisicità del loro corpo. Rapporto cosi al linguaggio musicale, teatrale, spirituale, filosofico, scientifico, della natura… quello inerente alla loro trasversalità, perché ne evidenzi il processo, come il suono; il corpo; l’emotività; la sensorialità; la meditazione… utilizzando diverse discipline, quali la musicoterapia e il canto, la pedagogia teatrale e la biodanza, la mindlfuness, l’enneagramma, i riferimenti letterari, poetici, l’ osservazione della natura… . Un lavoro dunque svolto insieme a diversi esperti culturali, olistici, artistici, scientifici, attinenti ai vari ambiti. Le persone partecipano cosi ad incontri insoliti, dal carattere originale, in cui convivono insieme momenti di contenuto convegnistico, artistico, spirituale, creativo, ecc.. in una modalità continua, senza passaggi intermedi introduttivi, ritrovandosi a vivere il tutto come un’unica esperienza. Un lavoro registico di messa in relazione di linguaggi, capace di veicolare l’informazione sotto il profilo mentale, emotivo, sensoriale e fisico, permettendo cosi che avvenga una conoscenza organica dell’ in-form-azione (un azione che mette in forma: la mente, il corpo e l’anima).

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Credo nell’ “arte come veicolo”, come diceva J. Grotwosky, provo cosi ad affrontare tematiche culturali e di vita quotidiana tramite il racconto artistico, che non è fatto di parole ma di vissuto, come la vita. Il palcoscenico, i luoghi sensoriali in natura, i musei e spazi artistici originali, le sale convegnistiche o semplici sale d’incontro e qualsiasi altre tipologie di ambienti, diventano scenari metaforici di senso, sono parte del racconto in cui ambiti diversi, riguardanti la spiritualità, la cultura, la scienza, la natura e la creatività in genere, vengono trattati in forma esperienziale, alternando il fare alle parole, ideando registicamente una comunicazione multidisciplinare, perché possano emergere diverse prospettive della stessa informazione e offrire cosi una nuova modalità di racconto culturale della consapevolezza. Ogni tematica che ha a che fare con gli aspetti quotidiani della vita, custodisce i suoi significati nelle sfumature, nei dettagli del suo racconto, perciò trovo interessante parlare dei dettagli facendo vivere il processo che costituisce ogni linguaggio, il suo “come avviene”, più che la sua forma assunta, perché è in questo “come” che le persone possono seguire gradualmente ciò che accade nel processo delle loro emozioni e nella fisicità del loro corpo. Rapporto cosi al linguaggio musicale, teatrale, spirituale, filosofico, scientifico, della natura… quello inerente alla loro trasversalità, perché ne evidenzi il processo, come il suono; il corpo; l’emotività; la sensorialità; la meditazione… utilizzando diverse discipline, quali la musicoterapia e il canto, la pedagogia teatrale e la biodanza, la mindlfuness, l’enneagramma, i riferimenti letterari, poetici, l’ osservazione della natura… . Un lavoro dunque svolto insieme a diversi esperti culturali, olistici, artistici, scientifici, attinenti ai vari ambiti. Le persone partecipano cosi ad incontri insoliti, dal carattere originale, in cui convivono insieme momenti di contenuto convegnistico, artistico, spirituale, creativo, ecc.. in una modalità continua, senza passaggi intermedi introduttivi, ritrovandosi a vivere il tutto come un’unica esperienza. Un lavoro registico di messa in relazione di linguaggi, capace di veicolare l’informazione sotto il profilo mentale, emotivo, sensoriale e fisico, permettendo cosi che avvenga una conoscenza organica dell’ in-form-azione (un azione che mette in forma: la mente, il corpo e l’anima).

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EDUCAZIONE

A.I. Artistica Intelligenza

L’arte di osservare la
propria natura creativa

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Un lavoro di interrelazione delle tre intelligenze di cui siamo costituiti: emotiva; cognitiva; corporea; per far emergere quell’ Intelligenza Artistica presente in ognuno di noi, ovvero quella capacità di entrare in empatia con le nostre emozioni ed “e-ducere” i sentimenti. Educere al sentimento è la nostra natura educativa, espressa proprio dal suo significato etimologico di “e-ducere” ( tirar fuori da se ), perciò l’esperienza proposta, viene svolta tramite l’osservazione sia della logica insita nella natura ambientale che in quella della propria natura interiore. Un processo di lavoro che rivela quanto la logica presente nelle due Nature siano entrambe “creative”. Una formazione orientata al senso di “conoscenza” rivolta a tutti ed in particolar modo, ad insegnanti, studenti universitari, educatori, perchè la conoscenza possa essere acquisita non solo come espressione di un sapere che già esiste, ma come atto verso sé stessi, nell’ ”imparare a conoscersi creando”. Concepire la conoscenza come il non conosciuto e non ancora esistito, è un approccio diverso al concetto di conoscenza che si manifesta in noi attraverso l’abbraccio delle nostre intelligenze e che può esistere dunque, solo dopo una acquisizione di consapevolezza delle proprie capacità, in quanto riconoscersi “creatura tesa alla creazione”.
Progetto in collaborazione con il giardinosofo Massimiliano Capalbo nello spazio sensoriale del Giardino Epicureo di Montauro e gli esperti culturali ed olistici dell’Associazione Kirone di Cosenza

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Un lavoro di interrelazione delle tre intelligenze di cui siamo costituiti, emotiva, cognitiva e corporea, per far emergere quell’Intelligenza Artistica presente in ognuno di noi, ovvero quella capacità di entrare in empatia con le nostre emozioni ed “e-ducere” i sentimenti. Educere al sentimento è la nostra natura educativa, espressa proprio dal suo significato etimologico di “e-ducere” ( tirar fuori da se ), perciò l’esperienza proposta viene svolta tramite l’osservazione della natura per osservare se stessi. Una relazione che rivela quanto la logica presente sia nella Natura che in quella umana, siano entrambe “creative”. Una formazione orientata al senso di “conoscenza” rivolta ad insegnanti, studenti universitari, educatori, perchè la conoscenza possa essere acquisita non solo come espressione di un sapere che già esiste, ma come atto verso sé stessi, nell’ ”imparare a conoscersi creando”. Concepire la conoscenza come il non conosciuto e non ancora esistito, ma manifestato però attraverso di noi nell’abbraccio delle nostre intelligenze e che può esistere dunque, solo dopo una acquisizione di consapevolezza delle proprie capacità, in quanto riconoscersi “creatura tesa alla creazione”

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